Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 2242/2025 , offre un monito importante sull'uso dei permessi concessi dalla Legge 104/1992. La sentenza, che ha respinto il ricorso di un lavoratore licenziato, ribadisce che l'abuso di questi permessi può costituire una giusta causa di licenziamento.
I Fatti del Caso
Il caso riguarda un dipendente che era stato licenziato per motivi disciplinari dalla sua azienda. L'impresa aveva accertato che in quattro giornate in cui il lavoratore avrebbe dovuto assistere la sorella disabile, egli si era invece dedicato a una serie di attività personali. Tra queste figuravano la frequentazione di bar e centri scommesse, la spesa al supermercato e l'accompagnamento del figlio a un centro sportivo. In primo grado, il Tribunale aveva accolto il ricorso del lavoratore, ma la Corte d'Appello di Napoli aveva ribaltato la decisione, ritenendo che l'azienda avesse fornito prove sufficienti a giustificare il licenziamento.
La Pronuncia della Cassazione
Il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione , ma la Corte ha dichiarato entrambi i motivi del ricorso inammissibili. I giudici hanno spiegato che il ricorso non rispettava i requisiti procedurali, mescolando in modo confuso diversi tipi di censure e facendo riferimento a norme non più vigenti.
La Corte ha anche confermato la decisione di merito della Corte d'Appello. Ha ribadito che gli elementi probatori acquisiti, in particolare una relazione investigativa e una prova testimoniale, erano sufficienti per la decisione. La condotta del lavoratore, che aveva dedicato il tempo dei permessi ad attività non assistenziali, integrava pienamente una giusta causa di licenziamento. La Cassazione ha ritenuto superflua la testimonianza di un familiare del ricorrente, in quanto non era in grado di smentire i fatti accertati dall'indagine.
Le Implicazioni Legali
Questa sentenza è un promemoria per tutti i lavoratori che usufruiscono dei permessi della Legge 104. L'uso dei permessi per scopi personali, anziché per l'assistenza, costituisce una grave violazione che può portare al licenziamento per giusta causa.
L'ordinanza rafforza la posizione delle aziende che, di fronte a un sospetto di abuso, possono intraprendere azioni disciplinari se supportate da prove concrete, come quelle raccolte tramite indagini. Il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali, quantificate in € 4.500,00, oltre a ulteriori importi.
La sentenza sottolinea l'importanza di un uso corretto e trasparente dei permessi lavorativi, ribadendo che la loro finalità deve essere sempre l'assistenza al familiare.